Dove... che miro, o cieli? odo il suonante
Nembo di colpi, il crin Caino afferra
Rabbioso al pio Fratello, e con le piante
Il preme, e crolla furibondo a terra.
Lo sfracella furioso, e l'odio, e l'ira
Compagni son ne l'uccision crudele;
Spezzato il cranio, e disanguato spira,
Lacero, e d'atra polve intriso Abele.
De' l'empia morte inonorata giace
La vittima primiera, ecco già tinto
Di sangue il suolo l'inamabil face
Erge Discordia, e mira il corpo estinto.
Tripudia, e mostra il ferro suo stillante
L'atroce invidia, ed il crudel furore
Legge, e dover calpesta scintillante
Da le accese pupille odio, e livore.
Ma tuona il cielo, e lampeggiando scuote
La folgore tremenda, e per gli ameni,
Aerei campi su le ignite ruote,
Scorre sdegnato il Nume infra i baleni.
Tremano i mostri, e spaventati, e mesti
Fuggon' veloci, ma già s'apre il suolo,
Piomban' frementi ai regni atro-funesti,
A la magion d'interminabil duolo.
Da le spelonche oscure, e cavernose
Mugge la terra, e si sconvolgon l'acque,
S'alzano al cielo l'onde alte, e spumose:
Tanto il delitto al sommo Dio dispiacque!