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1798–1837

14.

Giacomo Leopardi

Dove... che miro, o cieli? odo il suonante Nembo di colpi, il crin Caino afferra Rabbioso al pio Fratello, e con le piante Il preme, e crolla furibondo a terra.

Lo sfracella furioso, e l'odio, e l'ira Compagni son ne l'uccision crudele; Spezzato il cranio, e disanguato spira, Lacero, e d'atra polve intriso Abele.

De' l'empia morte inonorata giace La vittima primiera, ecco già tinto Di sangue il suolo l'inamabil face Erge Discordia, e mira il corpo estinto.

Tripudia, e mostra il ferro suo stillante L'atroce invidia, ed il crudel furore Legge, e dover calpesta scintillante Da le accese pupille odio, e livore.

Ma tuona il cielo, e lampeggiando scuote La folgore tremenda, e per gli ameni, Aerei campi su le ignite ruote, Scorre sdegnato il Nume infra i baleni.

Tremano i mostri, e spaventati, e mesti Fuggon' veloci, ma già s'apre il suolo, Piomban' frementi ai regni atro-funesti, A la magion d'interminabil duolo.

Da le spelonche oscure, e cavernose Mugge la terra, e si sconvolgon l'acque, S'alzano al cielo l'onde alte, e spumose: Tanto il delitto al sommo Dio dispiacque!

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