D'un bel can sul grasso tergo Una pulce prese albergo, E a succhiargli il sangue intesa, Facea pranzo a di lui spesa.
Chi sei tu, le disse il cane, Che abitar fra le mie lane, A mie spalle il gius pascendi? Signor mio, rispose allora
Quella pulce adulatora, Son la vostra serva umile Che, ammirando la gentile Cortesia ch'è in voi riposta,
Son venuta a bella posta Fin da i regni del Perù A giurarvi servitù. Messer acane a questi accenti
Non le fece complimenti: Perché, a dirla, egli non era Di quei cani d'alta sfera, Che si chiaman cittadini;
Ma era un can da contadini. Pur mostrandosi cortese, Nel suo tergo più d'un mese A la pulce lasciò fare
E la cena e il desinare. Quando un giorno, sovra un monte, Lupo fier trovossi a fronte; E focoso, e pien di vaglia,
Impegnò dura battaglia: Ma gli fu sì avverso il fato, Che rimase strangolato. Donna pulce, al caso reo,
Non si perse in piagnisteo Su la morte del padrone; Ma del lupo sul groppone D'un bel salto si lanciò,
Ed a lui diede il buon pro. Disse il lupo: e tu chi sei, Che fai plauso a i vanti miei? Vostra serva, ammiratrice:
Tutta umil, la pulce dice. Che vuoi tu? Mangiar con voi. S'è così mangiar tu puoi. Or la pulce con maniera
Così dolce e lusinghiera, Fe de i pranzi assai felici Sul groppon di due nemici. Forse alcuno in questo fatto
Vuol saper chi sia ritratto. Io per me nessuno addito: V'è chi dice un parasito.
Cookies on Poetry Cove