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1798–1837

120 (RVF 142)

Giacomo Leopardi

Alla dolce ombra delle belle frondi Corsi fuggendo un dispietato lume Che 'nfin quaggiù m'ardea dal terzo cielo; E disgombrava già di neve i poggi

L'aura amorosa che rinnova il tempo, E fiorian per le piagge l'erbe e i rami. Non vide il mondo sì leggiadri rami Nè mosse 'l vento mai sì verdi frondi

Come a me si mostrar quel primo tempo: Tal che temendo dell'ardente lume, Non volsi al mio refugio ombra di poggi, Ma della pianta più gradita in cielo.

Un lauro mi difese allor dal cielo; Onde più volte, vago de' bei rami, Da po' son gito per selve e per poggi: Nè giammai ritrovai tronco nè frondi

Tanto onorate dal superno lume, Che non cangiasser qualitate a tempo. Però più fermo ogni or di tempo in tempo Seguendo ove chiamar m'udia dal cielo,

E scorto d'un soave e chiaro lume, Tornai sempre devoto ai primi rami, E quando a terra son sparte le frondi, E quando 'l Sol fa verdeggiar i poggi.

Selve, sassi, campagne, fiumi e poggi, Quant'è creato, vince e cangia il tempo; Ond'io cheggio perdono a queste frondi Se, rivolgendo poi molt'anni il cielo,

Fuggir disposi gl'invescati rami Tosto ch'incominciai di veder lume. Tanto mi piacque prima il dolce lume, Ch'i' passai con diletto assai gran poggi

Per poter appressar gli amati rami: Ora la vita breve e 'l loco e 'l tempo Mostranmi altro sentier di gir al cielo, E di far frutto, non pur fiori e frondi.

Altro amor, altre frondi ed altro lume, Altro salir al ciel per altri poggi Cerco (che n'è ben tempo) ed altri rami.

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