Empio, vincesti omai, cadde trafitto
Di Catone il valor; siedi Signore
Di Roma altera, e il tuo fatal delitto
A l'Italia arrecò pianto, e dolore.
Volgi, o crudele, al campidoglio afflitto
Il truce sguardo, e fremi; invan l'amore
Cerchi de' tuoi Romani, il duolo è scritto
Su la fronte d'ognun, d'ognun sul cuore.
Geme chi volge al tuo funesto trono
Le abbattute pupille; il mondo intero
I suoi lamenti esprime in flebil suono.
Più che sperar non v'è tregua, o perdono,
E con dolente ognun labbro sincero
Ai numi chiede di tua morte il dono.