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1798–1837

108 (RVF 125)

Giacomo Leopardi

Se 'l pensier che mi strugge, Com'è pungente e saldo, Così vestisse d'un color conforme, Forse tal m'arde e fugge,

Ch'avria parte del caldo; E desteriasi Amor là dov'or dorme: Men solitarie l'orme Foran de' miei piè lassi

Per campagne e per colli; Men gli occhi ad ogni or molli; Ardendo lei che come un ghiaccio stassi, E non lassa in me dramma

Che non sia foco e fiamma. Però ch'Amor mi sforza E di saver mi spoglia, Parlo in rim'aspre e di dolcezza ignude:

Ma non sempre alla scorza Ramo, nè 'n fior, nè 'n foglia, Mostra di fuor sua natural virtude, Miri ciò che 'l cor chiude,

Amor e que' begli occhi Ove si siede all'ombra. Se 'l dolor che si sgombra, Avven che 'n pianto o 'n lamentar trabocchi,

L'un a me noce, e l'altro Altrui, ch'io non lo scaltro. Dolci rime leggiadre Che nel primiero assalto

D'Amor usai, quand'io non ebbi altr'arme; Chi verrà mai che squadre Questo mio cor di smalto, Ch'almen, com'io solea, possa sfogarme?

Ch'aver dentr'a lui parme Un che Madonna sempre Dipinge e di lei parla: A voler poi ritrarla

Per me non basto; e par ch'io me ne stempre: Lasso, così m'è scorso Lo mio dolce soccorso. Come fanciul ch'appena

Volge la lingua e snoda; Che dir non sa, ma 'l più tacer gli è noia; Così 'l desir mi mena A dire; e vo' che m'oda

La mia dolce nemica anzi ch'io moia. Se forse ogni sua gioia Nel suo bel viso è solo, E di tutt'altro è schiva;

Odil tu verde riva, E presta a' miei sospir sì largo volo Che sempre si ridica Come tu m'eri amica.

Ben sai che sì bel piede Non toccò terra unquanco, Come quel di che già segnata fosti: Onde 'l cor lasso riede

Col tormentoso fianco A partir teco i lor pensier nascosti. Così avestu riposti De' bei vestigi sparsi

Ancor tra' fiori e l'erba; Che la mia vita acerba Lagrimando trovasse ove acquetarsi. Ma come può s'appaga

L'alma dubbiosa e vaga. Ovunque gli occhi volgo, Trovo un dolce sereno, Pensando: qui percosse il vago lume.

Qualunque erba o fior colgo, Credo che nel terreno Aggia radice, ov'ella ebbe in costume Gir fra le piagge e 'l fiume,

E talor farsi un seggio Fresco, fiorito e verde. Così nulla sen perde: E più certezza averne, fora il peggio.

Spirto beato, quale Se', quando altrui fai tale? O poverella mia, come se' rozza! Credo che tel conoschi:

Rimanti in questi boschi.

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