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1798–1837

100 (RVF 366)

Giacomo Leopardi

Vergine bella, che di Sol vestita, Coronata di stelle, al sommo Sole Piacesti sì, che 'n te sua luce ascose; Amor mi spinge a dir di te parole:

Ma non so 'ncominciar senza tu' aita, E di colui ch'amando in te si pose. Invoco lei che ben sempre rispose Chi la chiamò con fede.

Vergine, s'a mercede Miseria estrema dell'umane cose Giammai ti volse, al mio prego t'inchina; Soccorri alla mia guerra;

Bench'i' sia terra, e tu del ciel regina. Vergine saggia, e del bel numero una Delle beate vergini prudenti, Anzi la prima e con più chiara lampa;

O saldo scudo dell'afflitte genti Contra colpi di Morte e di Fortuna, Sotto 'l qual si trionfa, non pur scampa; O refrigerio al cieco ardor ch'avvampa

Qui fra mortali sciocchi, Vergine, que' begli occhi, Che vider tristi la spietata stampa Ne' dolci membri del tuo caro figlio,

Volgi al mio dubbio stato, Che sconsigliato a te vien per consiglio. Vergine pura, d'ogni parte intera, Del tuo parto gentil figliuola e madre,

Ch'allumi questa vita e l'altra adorni; Per te il tuo figlio e quel del sommo Padre, O fenestra del ciel lucente, altera, Venne a salvarne in su gli estremi giorni;

E fra tutt'i terreni altri soggiorni Sola tu fosti eletta, Vergine benedetta, Che 'l pianto d'Eva in allegrezza torni.

Fammi, che puoi, della sua grazia degno, Senza fine o beata, Già coronata nel superno regno. Vergine santa, d'ogni grazia piena,

Che per vera ed altissima umiltate Salisti al ciel, onde miei preghi ascolti; Tu partoristi il fonte di pietate, E di giustizia il Sol, che rasserena

Il secol pien d'errori oscuri e folti: Tre dolci e cari nomi ha' in te raccolti, Madre, figliuola e sposa; Vergine gloriosa,

Donna del Re che nostri lacci ha sciolti, E fatto 'l mondo libero e felice; Nelle cui sante piaghe, Prego ch'appaghe il cor, vera beatrice.

Vergine sola al mondo, senza esempio; Che 'l Ciel di tue bellezze innamorasti; Cui nè prima fu, simil nè seconda; Santi pensieri, atti pietosi e casti

Al vero Dio sacrato e vivo tempio Fecero in tua virginità feconda. Per te può la mia vita esser gioconda, S'a' tuoi preghi, o Maria,

Vergine dolce e pia, Ove 'l fallo abbondò la grazia abbonda. Con le ginocchia della mente inchine Prego che sia mia scorta,

E la mia torta via drizzi a buon fine. Vergine chiara e stabile in eterno, Di questo tempestoso mare stella, D'ogni fedel nocchier fidata guida;

Pon mente in che terribile procella I' mi ritrovo, sol, senza governo, Ed ho già da vicin l'ultime strida. Ma pur in te l'anima mia sì fida;

Peccatrice, i' nol nego, Vergine; ma ti prego Che 'l tuo nemico del mio mal non rida: Ricorditi che fece il peccar nostro

Prender Dio, per scamparne, Umana carne al tuo virginal chiostro. Vergine; quante lagrime ho già sparte, Quante lusinghe e quanti preghi indarno

Pur per mia pena e per mio grave danno! Da poi ch'i' nacqui in su la riva d'Arno, Cercando or questa ed or quell'altra parte, Non è stata mia vita altro ch'affanno.

Mortal bellezza, atti e parole m'hanno Tutta ingombrata l'alma. Vergine sacra ed alma, Non tardar, ch'i' son forse all'ultim'anno.

I dì miei più correnti che saetta, Fra miserie e peccati, Sonsen andati, e sol Morte n'aspetta. Vergine, tale è terra e posto ha in doglia

Lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne; E di mille miei mali un non sapea; E per saperlo, pur quel che n'avvenne, Fora avvenuto; ch'ogni altra sua voglia

Era a me morte ed a lei fama rea. Or tu, Donna del ciel, tu nostra dea (Se dir lice e conviensi), Vergine d'alti sensi,

Tu vedi il tutto; e quel che non potea Far altri, è nulla alla tua gran virtute, Por fine al mio dolore; Ch'a te onore ed a me fia salute.

Vergine, in cui ho tutta mia speranza Che possi e vogli al gran bisogno aitarme, Non mi lasciare in su l'estremo passo: Non guardar me, ma chi degnò crearme;

No 'l mio valor, ma l'alta sua sembianza Ch'è in me, ti mova a curar d'uom sì basso. Medusa e l'error mio m'han fatto un sasso D'umor vano stillante:

Vergine, tu di sante Lagrime e pie adempi 'l mio cor lasso; Ch'almen l'ultimo pianto sia devoto, Senza terrestro limo,

Come fu 'l primo non d'insania voto. Vergine umana e nemica d'orgoglio, Del comune principio amor t'induca; Miserere d'un cor contrito, umile:

Che se poca mortal terra caduca Amar con sì mirabil fede soglio, Che devrò far di te, cosa gentile? Se dal mio stato assai misero e vile

Per le tue man resurgo, Vergine, i' sacro e purgo Al tuo nome e pensieri e 'ngegno e stile, La lingua e 'l cor, le lagrime e i sospiri.

Scorgimi al miglior guado; E prendi in grado i cangiati desiri. Il dì s'appressa e non pote esser lunge; Sì corre il tempo e vola,

Vergine unica e sola; E 'l cor or conscienza or morte punge. Raccomandami al tuo figliuol, verace Uomo e verace Dio,

Ch'accolga 'l mio spirto ultimo in pace.

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