Skip to content
1798–1837

(10)

Giacomo Leopardi

In un campo di canapa, che aveva Il seme ben granito, A beccare ogni giorno andar solea Di vari uccelli un numero infinito.

Nel medesimo sito Stava una Botta di sottile ingegno; Che si pose a l'impegno D'indagar la cagion per cui cotanta

Turma d'uccelli s'adunasse insieme A divorar quel seme. E diceva fra se: con quella pianta Si forma il filo; e poi col fil le reti,

Che in aguati segreti Tese da l'uom, prendon gli uccelli. Or questi Si danno a tollerar tanta fatica Perché di questa pianta, a lor nemica,

La semenza non resti. Questa mia conclusione è veramente Lampante ed evidente: Ma ciò non basta: io voglio

Che noto sia con quale agevol modo D'una quistione io scioglio Il più difficil nodo; E come di leggieri

Io tocco il fondo de gli altrui pensieri. Perciò si volse, e disse a un calderino, Ch'erale il più vicino: Olà, parla sincero: Io so il motivo

Onde voi questo seme divorate. Eccolo: voi cercate Che la canapa manchi, e manchin poi Quelle reti, che a voi

Recan tante sventure. Madonna, no: non ci pensiam né pure. Oh, come no? dunque perché venite Così a turbe infinite,

Con un desio sì fervido e vorace, Questo seme a mangiar? Perché ci piace. Di qualche fatto spesso È la vera cagione a noi ben presso:

Ma che? sottil pensiero Lungi la cerca, e va di là dal vero.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
(10) · Giacomo Leopardi · Poetry Cove