In ameno bosco ombroso, Quando april riveste il suolo, Dimorava un amoroso Soavissimo usignuolo.
Qui spiegando i suoi concenti In dolcissima maniera, Ne arricchiva i molli venti De la bella primavera.
O sorgesse il Sol da l'onda, O la notte in bruno ammanto; Ogni colle ed ogni sponda Echeggiava al suo bel canto.
Ne la stessa piaggia aprica Stava arguta rondinella, Che, al narrar di fama antica, L'usignuolo ha per sorella.
Essa udendo l'armonia Dal suo rustico ricetto, L'ammirava, e ne sentia Un dolcissimo diletto.
Venti volte in oriente Avea il Sol portato il giorno, Quando udì che men frequente Risonava il canto intorno:
Anzi udillo sì dimesso, E ristretto a sì poch'ore, Che parea non de l'istesso Ammirabile cantore.
Onde là rivolse il volo Ove il caro albergo avea Il già tacito usignuolo; Ed a lui così dicea:
O mio caro, e perché mai La tua voce or non s'ascolta? Onde vien che non ci fai Rallegrar come una volta?
Io temea non fosse occorso Tristo caso a te di pena, Che turbato avesse il corso De la tua vita serena.
L'usignuolo a' detti suoi Sì rispose: vieni e vedi; Vieni e vedi, e dirai poi Se mi scusi e se mi credi.
Quel che vedi è il nido mio; Son nel nido i figli miei: Or, se pascerli degg'io, Come mai cantar potrei?
Molto, è vero, a i dì passati Apprezzai de' versi il vanto; Or che i figli a me son nati, Penso a lor, non penso al canto.
Così disse. Or voi che avete Già di padre il dolce nome, Deh pensate che ora siete Sottoposti ad altre some:
Date a i figli ogni pensiere, Non al frivolo piacere.
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