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1404–1472

XVI

Leon Battista Alberti

Piango cantando. Oimè, debb'io morire? Misero me, misero me, i' moro, e io stessi m'accoro; i' fuggo ogni salute al mio languire.

Misero chi si crede aminuir l'ardore, discoprendo la fede, ch'altrui li fa signore;

oimè, coperto amore convien serva a sua posta e libertade, benché l'altrui pietade c'inviti a confidar nel ben servire.

Aimè, ch'i' mi pensai rallentar mïa doglia, e parte mi fidai discoprir mïe voglia.

Infelice chi spoglia l'arme che col soffrir molto l'aita! Meglio è finir sua vita, che dover senza merto altrui servire.

Ripenso, duolmi, spasimo, e meco ne fo storia; lodo, ispero, biasimo, e riduco a memoria

che pure egli è vittoria poter, perdendo, adoperar sue armi. Io andai a legarmi, e né posso tacer, né gliel so dire.

Invidiosa Fortuna, anzi i' fui stolto; non sapev'io che niuna, benché la serva molto,

soffrì mai sie sciolto da' lacci, con che Amor ne inreta e tiene? Or pianger ne conviene, stolti, che al fuoco entràn credendo uscire.

A noi, meschini amanti, qual dura non si pieghi, udendo nostri pianti, nostri sospiri e prieghi?

Chi sarà che dinieghi che un fedel servir merti merzede? O Iddio, altri pur vede che fede e onestà mi fa soffrire.

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