Quegli occhi ornati di mestitia e riso, quel fronte grave di costume e fede, quel ragionar prudente e pien d'amore, quella semplice astutia in quel sospecto,
quel servir ostinato, quello sdegno, que' vezzosi talora in pruova crucci, e quelle dolce pace doppo i crucci, e quelle lacrimette infra quel riso,
e sùbbito scordarsi ogni gran sdegno, e rannodar fra noi più intera fede, scoprendo ed odïando ogni sospecto, poi darsi a gara a meditare amore,
quei sguardi, quei suspiri, quello amore, quel presentarci or lieti, or pien' di crucci, quel senza fine in noi vano sospecto, quei furtivi e cuperti cenni e riso,
quel pregar tanto l'amorosa fede, quel' arrossire e impalidir di sdegno, e quel pentirsi d'ogni stracco sdegno arme furono e lacci, con che Amore
mi prese e vinse servo a tanta fede. Piansi più anni i miei e gli altrui crucci, adorando quell'occhi, e labbra, e riso, onde, oimè, spesso in noi ardeo sospecto.
Ma ove quivi in me grave sospecto, o pensier dur, o alcun premeami sdegno, un lieto salutare, un dolce riso finiva ogni tristezza; ed ora Amore
mille sospecti in me con sdegni e crucci in un momento aduna, e cresce fede. Quanto io più ardo, l'amorosa fede più sente, ma men cura, ombre e sospecto;
e son qui fiamme li passati crucci. L'eterno mio dolore e l'altrui sdegno qual maggior fanno el mio tormento! E Amore, aimè, poi quivi non prestami un riso.
Lungi da gli occhi, Amore, onde quel riso in me nutriva fede infra 'l sospecto, piango mie sdegno e castigo i mie' crucci.
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