Vedo el mio fallo, troppa presumptione
mio signor, vegio l'oneste
preghiere exaudite e le richieste
importune scacciate in derisione.
M scuso sempre la ragione
se son le voglie al pegio ardite e deste,
in Dio te pregho, con tua sacra veste
fami d'un nero corvo un bel pavone.
L'althrer mi mossi per entrare in ballo,
fu la risposta: "Quomodo qua intraste?
amico non hay tu veste nuptiale".
Per vergogna divenni un bel corallo,
ché 'n gentil core la repulsa vale
a far l'imprese, già finite, guaste.
Se in gioventute amaste
intende che a coprir la mia bergogna
con la tua gratia un bel vestir bisogna.