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1520–1546

6

Isabella di Morra

Fortuna che sollevi in alto stato ogni depresso ingegno, ogni vil core, or fai che 'l mio in lagrime e 'n dolore viva più che altro afflitto e sconsolato.

Veggio il mio Re da te vinto e prostrato sotto la rota tua, pieno d'orrore, lo qual, fra gli altri eroi, era il maggiore che da Cesare in qua fusse mai stato.

Son donna, e contra de le donne dico che tu, Fortuna, avendo il nome nostro, ogni ben nato cor hai per nemico. E spesso grido col mio rozo inchiostro

che chi vuole esser tuo più caro amico sia degli uomini orrendo e raro mostro.

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