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1520–1546

3

Isabella di Morra

D'un alto monte onde si scorge il mare miro sovente io, tua figlia Isabella, s'alcun legno spalmato in quello appare, che di te, padre, a me doni novella.

Ma la mia adversa e dispietata stella non vuol ch'alcun conforto possa entrare nel tristo cor, ma, di pietà rubella, la calda speme in pianto fa mutare.

Ch'io non veggo nel mar remo né vela (così deserto è lo infelice lito) che l'onde fenda o che la gonfi il vento. Contra Fortuna alor spargo querela

ed ho in odio il denigrato sito, come sola cagion del mio tormento.

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