Di folto e largo faggio Sotto l'intreccio verde, Per cui varcando perde Il più cocente raggio,
Un bel mattin di Maggio Vidi posare il fianco Bellissima una Donna: Il color della gonna
Era purpureo, e bianco. In questo, e in quel colore La guancia si tingea: Nelle pupille ardea
Un tremolo fulgore. Par che il seren del core Su la fronte si spanda, E passi in chi la mira;
E intorno al crin le gira Di rose una ghirlanda. È dunque invan ch'io scampo, Amor, dalla tua mano,
Ed io qui fuggo invano Della tua face il lampo. Se tra la selva e il campo S'offron tai rischi al ciglio,
Per pace invan qui movo, Poi che maggior non trovo Nelle città periglio. Levossi allora, e il viso,
Come se letto intero Avesse il mio pensiero, Colei vestì d'un riso. Poi, guardandomi fiso,
Fece volar tal suono: Non dubitar, più mai Tu non mi rivedrai, La Giovinezza io sono.
E volte a me le spalle Si pose tosto in via. Degli occhi io la seguìa, Ch'iva di valle in valle;
E lei veggendo il calle Premer con gran prestezza, Né su la propria traccia Rivolger mai la faccia,
Dissi: è la Giovinezza. Dunque i bei dì fuggiro? Io Primavera ovunque Volgo le ciglia dunque,
Fuor che in me stesso, or miro? Ragion, con te m'adiro: Quel volator selvaggio Canta, e non sente affanno,
Che tolto gli abbia un anno Il ritornato Maggio. Del tempo ancor non giunto, Di quel per sempre scorso
Né tema, né rimorso Lo tiranneggia punto. D'amico, o di congiunto Nell'imbianchito crine,
Nel viso trasformato Non legge il proprio fato, Non legge il proprio fine. Ma tal meco rampogna
Usa un pensier: Son questi Gli affetti alti ed onesti, A cui tuo spirto agogna? Deh gli occhi util vergogna
Ti schiuda, e le Compagne Riguarda omai di quella Bellissima Donzella, Che ora da te si piagne.
Una di queste getta Qua e là gli sguardi ognora, Muta spesso dimora, Ed Incostanza è detta.
Vedi quell'altra? In fretta Tutto far suol, né, come Su la mal nota strada Pianti il suo piè, mai bada,
Ed Imprudenza ha nome. Ah tolgano le stelle, Che, partita la Diva, Teco su questa riva
Rimangano le Ancelle. Tutte l'età son belle: E la Saggezza vera Gode, benché sul crine
Biancheggino le brine, Gioconda Primavera.
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