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1458–1530

XXXVI*

Iacopo Sannazaro

Se mai per pïetà d' un raro effetto pianse l' umana prole, ogge devria rompere in pianto ogne indurato petto, che un novo caso mai più inteso pria

succeso è al mundo. E qual spietato core per pietà pronto a lacrimar non fia? Eccote in cruce estinto il tuo Signore, ecco, orbo mundo, il Re de l' universo

nel legno affisso sol per nostro amore. Era nel buio eterno il mundo immerso, e quisto pio pastor, ch' è in cruce esangue, redento ha il grege suo smarrito e pèrso.

Redento l' ha da man del rabid' angue, per forza d' arme non, non per tesoro, ma sol che in cruce ha sparso il propio sangue. Col propïo morir dat' ha restoro

a' nostri lunghi affanni, et ha portato ogne nostro languor col suo martoro. Mira si è in vèr soi servi ameno e grato, ché, per saldar la nostra empia ferita,

il pio Signore lui s' ha aperto il lato. Oh pietà summa, oh carità infinita! Il Re del ciel, per ricomprar soe squatre d' eterna morte, dà la propia vita.

Per nostri falli e culpe acerbe et atre, oh pietà immensa!, il ver figliol de Dio vittima è stato et olocausto al patre. Fallì suo servo, e lui al patibul rio

per lui s' è offerto. Oh vero pellicano, che a sé stato è crudel e al servo pio! Distese il braccio il nostro patre insano al proïbito frutto, e lui distese

ne l' aspra cruce l' una e l' altra mano. Dal ciel nel virginal ventre discese, e nacque e visse et abitò fra noi; né il mundo cieco sua deità comprese!

Compagni n' ebe non possenti eroi, ma sol in compagnia del Re del cielo for certi poveretti eletti soi. Sustenne fame, sete, caldo e gelo;

non de purpurio o ver assirio manto ma sol coperto fu d' un umil velo. Amor con pïetà valse in lui tanto, che penar volse in questo aspro emispero

per fare a noi fruir quel regno santo. La via della salute e 'l fine vero aperse al mundo; e in merto il mundo ingrato l' ha in recompensa eretto al legno fiero!

Lui have il popul suo diletto amato più che se stesso: il mundo ha lui tradito, preso e condutto lacero a Pilato! Il mundo esalta: il mundo ha lui schernito!

Lui venne per saldar nostro empio strale: il mundo ingrato il petto ha a lui ferito. Perché restoro fu nel nostro male, morte l' ha data il mundo fraudulente.

Mira che premio e che mercede equale! Piange, orbo mundo, donche, e tu, dolente natura umana, effunde flebil voce, ché perdón merta chi del mal se pente.

Bagna col pianto, bagna il legno atroce, da poi che 'l tuo Signor, che in esso pende, col sangue per tuo amor bagnò la croce! Ecco che poi che 'l braccio al legno estende,

te chiama il pio Signor; recorre ad esso, ché 'l propio sangue sol per te dispende. Chiede da lui perdón nel mal commesso; che altro da te non brama il Re benegno,

si non col suo morir salvi te stesso. Orsù, curramo a piè del sacro legno, col cor contrito e l' occhi pien de pianto, perdón chiedendo al Re del summo regno

de nostro mal commesso et error tanto!

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