Vaghi, soavi, alteri, onesti e cari
occhi, del viver mio cagione e scorte,
se 'l ciel qui vi creò con lieta sòrte
per far i giorni miei sereni e chiari,
dunque il bel velo e que' leggiadri e rari
capelli, a studio sparsi per mia morte
con le man ne' miei danni sempre accorte,
perché mi son di voi sì spesso avari?
Se questa offesa non tardasse in parte
la debil penna e l'affannato ingegno,
sareste forse ornati in molte carte;
ché benché i' sia di tanta altezza indegno,
d'Amor sospinto, pur potrei senz'arte
lassar di voi qua giù non leggier pegno.