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1458–1530

XXV

Iacopo Sannazaro

Chi pon freno al dolor o per qual modo levar si può di mente tanto ricordo di sì cara cosa? Morte importuna ha sciolto il fresco nodo

e 'l legame possente mostrar in degno vel saggia alma ascosa; e la seconda rosa, c' april vedesse mai, poc' ora ha chiusa;

onde riman confusa l' Aurora, c' alevar pensava un germe, e le speranze altrui restano inferme. Più cagion di voler una sol morte

ha suscitata in noi, e 'nfiniti sospir d' un sospir breve; ché, se mai ad alcun fu dato in sòrte il fior degli anni soi

ornar d' ogni virtù, fu cosa leve in costei, che sì greve e disdetta ne fa parer la vita; ché 'n lei non fu acquisita

virtù, ma propria e d' un valor nativo, nato a servire il suo bel nome divo. Ma l'invidiosa Parca il capel scelse, per farne ingiuria al mondo,

c' al suon del nome suo potea bearsi; così importunamente al fin lo svelse, ch'io sento dal profondo del cor di tutti e soi molta aura trarsi,

sì che, per lontanarsi, mal si pò far che non si senta il spiro; tal che l'altro martiro è sì diffuso in ogni parte omai,

c'ovunque io vado sento tragger guai. Aimè!, quando vedren mai che la fede, l'onestà, il giusto e 'l vero trovin sì fermo et immutabil loco?

in chi l'accorgimento, in chi si vede l'alto giudicio intero, l'animo acceso d'un celeste foco? Non io però, non poco

ha da dolersi chi la vide in atto: ma più voi, che sì ratto per grave influsso di maligna stella perduto avete sì cara sorella.

Ond'ora indarno il desiderio vostro fa forza alla Natura, che ne la diede e sì tosto la tolse. Men male era il valor non aver mostro,

ma di ragion non dura tal vïolento ben, qual lei raccolse. Sì che non ben ne sciolse quel aureo crin, che 'l ver circonda e liga,

né lacrimando riga del liquido cristallo il dolce, c'a Giove potrà aver l' imperio tolto. Ben posson cotai lacrime e sospiri

mover chi vede et ode; ma la implacabil Morte, e cieca e sorda, senza rispetto, dell' altrui martiri e tormenti si gode,

sì mal il nostro al suo voler s' accorda; d' ogni merto si scorda, né stato né virtù né gloria stima; anzi, si leva in cima

Fortuna alcun di sua volubil sfera, crëa maggior temenza in chi più spera. Ma perché tanto imperio arroga il tempo di mandare in oblio

ogni memoria del passato male, spegner gli affanni non fu mai per tempo d'alcun duro desio, massimamente ove 'l sperar non vale.

Pensar ch' era mortale, se ben fu ricca di precioso vello, e aver ornato el cielo con soi bei lumi, può levarti il tedio,

se pazïenzia è d' ogni mal rimedio. Canzon, se non s' acqueta madonna, che 'l dolor forse ancor punge, non t' accostar, ma lunge

aspetta che 'l bel volto si rasciuge, ché meglio, rallentando, il duol si fuge.

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