Lasso, che ripensando al tempo breve
di questa vita languida e mortale,
e come con suoi colpi ognora assale
la morte quei che meno assalir deve,
divento quasi al sol tepida neve
né speme alcuna a consolar mi vale,
che, essendo infin qui stato a spiegar l'ale,
il vuolo omai per me fia tardo e greve.
Però, s'io piango e mi lamento spesso
di Fortuna, d'Amore e di madonna,
non ho ragion se non contra me stesso;
che a guisa d'uom che vaneggiando assonna,
mi pasco d'ombre et ho la morte appresso,
né penso che ho a lassar la fragil gonna.