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1458–1530

XCIV

Iacopo Sannazaro

Non fu mai cervo sì veloce al corso né leopardo o tigre in alcun bosco, né fiume aitato da continua pioggia, né nube che si affretti inanzi al vento,

né vola sì leggier dardo né strale, come questa caduca e breve vita. Fallace, incerta e momentanea vita, che le più volte manchi in mezzo al corso,

ripensa al velenoso acuto strale che errar mi fa per questo alpestro bosco; vedi che s'apparecchia un crudel vento, che minaccia una eterna e negra pioggia.

Se s'acquetasse la amorosa pioggia et avesse un sol dì quieta vita, io sperarei ancor con meglior vento in porto terminar questo mio corso;

né da lunge vedendo il folto bosco potrei temer d'Amor né di suo strale. Ma, lasso, io sento che 'l pungente strale, che per gli occhi miei versa amara pioggia,

a forza mi fa gir di bosco in bosco, pregando lui, che mi ritene in vita, che 'nanzi tempo mi interrompa il corso e mi soccorra in sì contrario vento.

Talor dal cor si move un caldo vento, per rimembranza de l'antico strale; e ripensando al periglioso corso, dico fra me: — Che sai se nebbia o pioggia

ti preclude il camin de l'altra vita, e morir ti convien in questo bosco? — Signor, tu vedi quanto è oscuro il bosco ove mi pinse il tempestoso vento,

quando adietro lasciai la miglior vita. Pungimi il cor con un più bello strale, e fa che con devota e santa pioggia quest'alma indrizze a te l'ultimo corso.

Dal dì ch'io presi il corso in vèr del bosco, altro che pioggia mai non vidi o vento, si fe' l'acerbo stral trista mia vita.

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XCIV · Iacopo Sannazaro · Poetry Cove