Gloriosa, possente, antica madre
che nel tuo grembo alberghi uomini e Dei,
di palme un tempo ornata e di trofei,
or di più sante spoglie e più leggiadre,
se salvo io èsca da le infeste squadre
d'affanni, di dolor, di pensier mei,
per aver pace, o Roma, in te vorrei
finir queste mie notti oscure et adre;
sì che fuor di pregion la carne stanca,
dopo sì perigliosa e lunga guerra,
si pòsi in una tomba schietta e bianca.
O del mondo regina, invitta terra,
poi che al giusto desir la grazia manca,
pietosa in libertà gli occhi mi serra.