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1458–1530

Untitled

Iacopo Sannazaro

Sovra una verde riva di chiare e lucide onde in un bel bosco di fioretti adorno, vidi di bianca oliva

ornato e d'altre fronde un pastor, che 'n su l'alba appiè d'un orno cantava il terzo giorno del mese inanzi aprile;

a cui li vaghi ucelli di sopra gli arboscelli con voce rispondean dolce e gentile; et ei rivolto al sole,

dicea queste parole: —Apri l'uscio per tempo, leggiadro almo pastore, e fa vermiglio il ciel col chiaro raggio;

mostrane inanzi tempo con natural colore un bel fiorito e dilettoso maggio; tien più alto il vïaggio,

acciò che tua sorella più che l'usato dorma, e poi per la sua orma se ne vegna pian pian ciascuna stella;

ché, se ben ti ramenti, guardasti i bianchi armenti. Valli vicine e lupi, cipressi, alni et abeti,

porgete orecchie a le mie basse rime: e non teman de' lupi gli agnelli mansüeti, ma torni il mondo a quelle usanze prime.

Fioriscan per le cime i cerri in bianche rose, e per le spine dure pendan l'uve mature;

suden di mèl le querce alte e nodose, e le fontane intatte corran di puro latte. Nascan erbette e fiori,

e li fieri animali lassen le lor asprezze e i petti crudi; vegnan li vaghi Amori senza fiammelle o strali,

scherzando inseme pargoletti e 'gnudi; poi con tutti lor studi canten le bianche Ninfe, e con abiti strani

salten Fauni e Silvani; ridan li prati e le correnti linfe, e non si vedan oggi nuvoli intorno ai poggi.

In questo dì giocondo nacque l'alma beltade, e le virtuti raquistaro albergo; per questo il ceco mondo

conobbe castitade, la qual tant'anni avea gittata a tergo; per questo io scrivo e vergo i faggi in ogni bosco;

tal che omai non è pianta che non chiami «Amaranta», quella c'adolcir basta ogni mio tòsco; quella per cui sospiro,

per cui piango e m'adiro. Mentre per questi monti andran le fiere errando, e gli alti pini aràn pungenti foglie;

mentre li vivi fonti correran murmurando ne l'alto mar che con amor li accoglie; mentre fra speme e doglie

vivran gli amanti in terra; sempre fia noto il nome, le man, gli occhi e le chiome di quella che mi fa sì lunga guerra;

per cui quest'aspra amara vita m'è dolce e cara. Per cortesia, canzon, tu pregherai quel dì fausto et ameno

che sia sempre sereno.

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