O di rara virtù gran tempo albergo,
alma stimata e posta fra gli Dei,
or cieco abisso di vizi empi e rei,
ove, pensando sol, mi adombro e mergo,
il nome tuo da quante carte vergo
sbandito sia! ché più che i' non vorrei
è per me noto; ond'or da' versi mei
le macchie lavo, e 'l dir polisco e tergo.
Di tuoi chiari triunfi altro volume
ordir credea; ma per tua colpa or manca,
c'ucel notturno sempre aborre il lume.
Dunque ne andrai, tutta assetata e stanca
a ber lo oblio de l'infelice fiume,
e rimarrà la carta illesa e bianca.