Eolo, se mai con volto irato e fèro
ti vide il mondo e pien d'iniquo sdegno,
dimostra or la tua forza, arte et ingegno,
e cuopri il ciel con manto orrido e nero.
E tu, Nettuno, in chi, piangendo, io spero,
risveglia or le tempeste del tuo regno,
né consentir c'un vile e fragil legno
calche il tridente tuo superbo altero.
E poi c'al cielo et a natura piacque
per miracol mostrarne un vivo sole,
c'or nel tolgan per voi li vénti e l'acque.
Ma ai dolci raggi, al suon de le parole,
goda la terra ove per grazia nacque,
e, come suol, produca erbe e viole.