Valli riposte e sole, deserte piagge apriche, e voi, liti sonanti et onde salse, se mai calde parole
vi fur nel mondo amiche o se de' pianti uman giamai vi calse. prendete or le non false querele e i miei martiri,
ma sì celatamente che non l'oda la gente, né il vento ne riporte i miei sospiri in parte ove io non voglia,
ma qui se stia sepolta ogni mia doglia. Ben vedi, anima trista, quella parte sì lieta che rasserena i poggi d'ogn'intorno:
ivi è l'amata vista di quel vivo pianeta che solea agli occhi miei far chiaro giorno; ivi è il bel riso adorno,
le parole gentili; ivi i soavi accenti, cagion de' miei tormenti; ivi son gli atti e le accoglienze umili,
miste con dolci orgogli; et io piangendo vo per questi scogli. Oh felice terreno, oh fortunato loco,
oh sopra gli altri aventurosi campi, che 'l bel viso sereno vedete, e del mio foco godete, ardendo agli amorosi lampi!
Ond'or convien ch'io avampi diviso e sì lontano, e con un sol remedio cerchi scemare il tedio,
dicendo: — Ancor vedrò la bianca mano! — E di tanta speranza sol questo e lacrimar oggi m'avanza. Lasso, chi mi conduce
a ragionar con l'alma, che non è meco e del suo ben si gode? Ella con la sua luce stassi, né di sua salma
si cura omai, ché 'l mio gridar non ode; onde di tanta frode io stesso mi vergogno, ch'essendo vissi inseme,
infino a le ore estreme dovea star meco, e non nel gran bisogno lassarme ignudo e solo; ma per tutto una volta alzarsi a vuolo.
Ninfe, che 'l sacro fondo, come a Nettuno piacque, de l'undoso Tirreno avete in sòrte, alzate il capo biondo
fuor già de le vostr'acque e vedete il mio pianto e la mia morte. E se le amate scorte, c'al ciel per dritta strada
guidavan la mia vita, con sùbita partita m'han qui lasciato, et or convien ch'i' vada noiando piani e monti,
sentanlo omai per voi li fiumi e i fonti. Canzon, se l'alma errante e fuggitiva in breve non rivolve, mi troverà nuda ombra e poca polve.
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