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1235–1294

XXXIV

Guittone d'Arezzo

Tanto sovente dett'aggio altra fiada de dispiacenza e de falso piacere, che bel m'è, forte ed agradivo or dire ciò che de vero grado in cor m'agrada.

Primamente nel mondo agrado pace, unde m'agrada vedere omo e robba giacere in boschi, al certo, sì come in castelli;

e m'agrada li agnelli lungo i lupi veder pascere ad agio; e m'agrada a misagio rappador saver tutti e frodolenti;

e agradami veder fuggir carizia, sorvenendo devizia e abondanza, che pasce e che reface tutte affamate genti,

unde vanno gaudenti giocundando e laudando esso che 'l face. Ben m'è saver de re che vizi scusa e casto e mansueto e pur se tegna,

nel cui regno ragion, non forza, regna, e che l'altrui non cher, né 'l suo mal usa; e bel m'è manto alt'omo umil savere; e bel m'è forte segnore

che rende salute e amore a soi debel vicini; e bel me sae omo ricco, che strae la mano sua d'onne larghezza vana,

e la stende e la piana a lemosina far d'allegro core. Bello m'è giovan om semplice e retto d'onne laidezza netto;

e bello vergognar veglio e dolere di che fue peccatore contra Dio nostro segnore, e bel se mendar sa a so podere.

Piacemi cavalier che, Dio temendo, porta lo nobel suo ordine bello; e piacem dibonare e pro donzello, lo cui desìo è sol pugnar servendo;

e giudice, che 'n sé serva ben legge e non torto defende; e mercante, che vende ad un ver motto e non sua robba lauda;

e pover, che non frauda, né s'abandona già, né se contrista, ma per affanno acquista che lui è necessaro, e se contene

en el suo poco, tutto allegramente. E forte m'è piacente omo, che ben 'n aversità si regge; e sorpiace chi bene

onne ingiuria sostene, e chi ha 'n sé e chi ben predica elegge. E deletto veder donna, che porta a suo segnor fede amorosa e pura,

e che dà pace, e che piacer lui cura, e saggiamente, se falla, il comporta; e donna bella che bellezza obria; e onni donna e donzella,

che basso e rado favella, e ch'ha temente e vergognoso aspetto. Veder forte deletto donna, che sommette e castitate

bellore e gioventate, e via più s'ha marito avoltro e brutto; e donna, ch'è vedova sola, ed hae briga e famiglia assae,

veder ch'acquisti, tegna, tolla e dia con ardimento tutto pregio prendendo e frutto, lungiando a sé peccato e villania.

Sami bon papa, la cui vita è luce, al cui sprendor ciascun mal far vergogna, ed al cui specchio s'orna ed a ben pugna, unde guerra diparte e pace aduce;

e perlato, la cui operazione, abito albo ed officio, paga ben quel beneficio e quella degnità, che data è lui;

e religioso che, poi parte del mondo, no nel mondo sede; e gentil giovane omo e dilicato, che ben porta chercato

poi d'onne parte incontra ha gran campione; e mastro in nostra fede, la cui vita fa fede che solo in nostra legge è salvazione.

Agrada e piace e sa bel forte e bono pensar la benivel bontate e l'entera e ver pietate di quel giudice eterno, en cui potenza

resta la mia sentenza; e m'adolza lo cor sovente audire la fermezza e l'ardire de li antichi cristian bon cavaleri:

ahi, che dolz'è membrar la pacienza e la grande astenenza e l'ardor de lor gran caritate, e come al martir gion costanti e feri,

non certo men volonteri che pover giocolaro a grande dono e basso cherco a sua gran degnitate.

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