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1235–1294

XXIX

Guittone d'Arezzo

O vera vertù, vero amore, tu solo se' d'onne vertù vertù, e ben solo noi tu, da cui solo onne bono e for cui nente!

Non già teco labore ned amar grand'è amaro, e picciol dolze teco sembra tradolze; né de gran dolze dolze om forte sente.

Tu de legge divina e naturale ed umana, finale intenzion mi sembri e propio frutto; e tu sommo condutto,

che corpo ed alma sani e pasci in gioia; e tu fastidio e noia d'onne malvagio, e bon solo, che i boni parer fai tra i felloni,

che giammai non dimore entra i malvagi, né da' malvagi ha' bono, ché tra i fellon – ragiono – onne amor odio ed onne pac'è guerra.

Unde non già poco erra chi omo pregia alcuno, ove non se'; ché vizio, senza te, si conta onne vertute,

né alcuno ha salute, né ben nente, pur quant'el vol s'adagi. O vero amor, tu uno fai de Dio, d'angelo e d'omo, e in loco ono

li lochi ad onne bono; e solo è loco ben sommo compito, perché compiuto vi stai; ché tanto è bono in catun loco, quanto

lì ha di te, poco u manto. Und'è seculo ben quasi perito; e se, for te, amor, ben vi perisce, e mal sempre vi cresce,

no meraviglia è già, ché nel ciel fue, ove non fosti tue, periglio grande troppo, e morte venne. Catun, che for te tenne,

non Dio vol, né ragione, in alcun loco; for te, ben né mal poco; und'è Legge in te tutta e Profezia, e che vol Dio, e prode

ad om. Face, empi, prode; ché cielo e terra in te mert'om gaudere. Oh, che dolce piacere seria nel mondo, amor dolce, da poi

tu ben fossi tra noi! Non già valle di pianto, ma di gioia e di canto: Paradiso lo secul sembreria!

Amor, vero bon, te devemo di cor, d'alma, di mente e di valore portare a nostro signore, in tempi, in cose tutte, in tutto retto.

Perché ragion n'avemo e perch'è necessaro e utel noi, iusto dico amar lui, come padre e fattor sommo e perfetto

di noi e d'onne a noi frate ed amico; e giustizia anch'è – dico – come signor natural, bon, piacente, unde aven solamente

corpo, alma, podere e onni bene; e giustizia è, ché tene amor tanto a noi; noi dii facendo, sé fece omo e, porgendo

amor noi, dolzore, riccore e vita, nostra onta e noia forte e povertà e morte in sé sostenne; e giustizia è, ch'enferno

ne vol torre, ed eterno regno a catun dar sommo; ed è ragione, ché scienza e vertù pone in noi quanto noi piace,

e perch'el sol ne face da mal partire, ed al ben far n'aita. Ed anch'è, amor, ben ragione portar te tutto lui come a bon tutto;

ché no animal brutto sembrare dea già om razionale. Non bestia ha descrezione ben cernendo dal meglio, e d'una guisa

auro e piombo pesa. Dea sì far om? No; ma stimar che vale ciascuna cosa in scienza e in amore; ché razional core

amar non dea più né men cosa alcuna che di quant'ella è bona, che sol degno d'amor bonità fae. E Dio donque, 'n cui stae

perfezion d'onne bene e bon, per cui sol ven bono in altrui, non del tutto, en tutto, amar dovemo? Degno credo noi pare!

Se, per ciascuna, amare, d'este dette ragion, devenlo tanto, per tutte ensembre quanto? E sol per ragion essa, und'el discese

in terra e morte prese noi troppo amando, via nente el mertaria om, ch'avesse onni amor, che tutti avemo.

Ed è, bono amor, necessaro te portar lui, a ciò ch'el te 'n no porti, e che 'n amor comporti e servi noi e' che 'n amor n'ha dato;

ché non poco è noi caro partir da male e ben mantener, punto da noi stando el degiunto: sol da lui bono è, sol per lui servato!

E util è amar lui, ch'è bono amando; male fuggimo odiando, e sol boni in Amore bon venimo, ed amato el seguimo,

seguendo el conquistamo e possedemo, possedendo el gaudemo, e gaudendo onni bono noi. Ch'è meno in gaudio vero longo e pieno?

Chi prende de ben vano è corto e manco, come 'l ben mondan sempre. Solo bono è Dio, ch'empie e sorempie onni senno e onni core.

No è già fatto om fore ch'a la divina forma; und'è sol essa, che ben l'empie ed abessa e sì largo e prefondo,

se tutto entra lo mondo sembrai neente, e nente ei conven anco. E de' te, amor bono, portare, secondo natural legge e divina,

catuno a chi vicina con ello in Cristo, sì come a se stesso; ché frati sen, como appare, in carne e 'n spirto d'Adamo e d'Eva; e d'ona

eclesia madre bona semo membri in un corpo insembri, e apresso d'un sangue e d'una carne, e fatti ad ono gaudere eternal bono.

Per che, senza amico bono, como po star, e com pot'omo in onne bono, solo, già gaudere, e, sol, mal sostenere?

In gauder certo solo om su' ha ricchezza, non gaudio; e ma' gravezza e, sol, periglio sostenere e morte. Con quanti el vol sia, dico

om solo, senza amico; e, con amico, grande è 'l ben leggero e mal parvo è 'l trafero; e grave, u' sono amici, esser può male?

Bene a giusto e ben vale. Amar ben donque è bene, e gentil cor convene quanto sé altrui amare e servir forte.

Alquanto, amor, dett'ho perchee infra noi te devem dir como dea; dico ch'amor non crea che sol piacere e non piacer che bono.

Parta ciascun donque da sée al piacer de l'amico onni spiacente, ed aduca piacente; e se conven ch'amor pur sia in ciascuno,

e' sian da poi un core ed un podere, sì che non mai volere né desvolere l'un for l'altro deggia; ma' non faccia, né cheggia

alcuno a l'altro desonesta cosa, ché non già è amorosa, ma contra amor, quant'è contra onestate; e non utilitate

né deletto sia mai d'amar cagione, ma propio e sol valore; ché quanto crea amore d'utele e deletto, e' ven fallito

deletto e utel gito, e ven salvatichezza e talor ira. E chi magior sé mira menore en amor vegna;

e l'uno all'altro tegna onni piacer, for nulla offensione. O bono amore, o bona onni vertù, male de voi me fu

forse contezza data, lasso! , poi non amo e seguo voi! Ahi, como, miser, v'oso altrui laudare, poi v'oso in me schifare?

Giustizia predicare ad om fallace ahi, con mal gli conface! vTacerò donque ormai? o che faraggio? S'eo parlo, senza fallo

accresce onta meo fallo; e se prode alcun, parlando, faccio, danneggio altrui, s'eo taccio; perch'eo pur parlerò. Già Salamone

non per offensione lassò vizio biasmare: non è già bon peccare, ma bon vizio spegnare e folle e saggio.

O bono amore, s'el ti piace, a Pisa prendi e liga li cori di dui mei bon signori: messere Guido Boccio e Guido frate,

che d'ona volontate amburo siano onni lor giorno, come ambur son d'un sol nome; e me terzo lor certo

vorria. Ma che? Nol merto; rendome loro servo a lor devisa. Bandin conte e Gualteri, non poco volonteri

verria con voi congiunto in tanto amore; ma de grande a menore convene benvoglienza: io non la saccio; unde amor comun taccio

e chero, se piace voi, che sia sempre infra noi ciò che dea da bon servo a ben segnore.

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