Tutto ch'eo poco vaglia, forzerommi a valere, perch'eo vorrea plagere a l'amorosa, cui servo mi dono.
E de la mia travaglia terraggio esto savere, che non farò parere ch'amor m'aggia gravato com'eo sono.
Ché validor valente pregio e cortesia non falla, né dismente; non dich'eo, che ciò sia,
ma vorria similmente valer, s'unque poria. D'amar lei non mi doglio; ma che mi fa dolere
lo meo folle volere, che m'ave addutto a amar sì alt'amanza. Sovente ne cordoglio, no sperando potere
lo meo disio compiere, né pervenire en sì grand'allegranza. Ma che mi dà conforto ch'ave nochier talora
contra fortuna porto: così di mia 'nnamora non prendo disconforto, né mi dispero ancora.
Omo che 'n disperanza si getta per doglienza, disperde conoscenza e prende loco e stato di follia.
Allor face mostranza secondo mia parvenza, che poca di valenza ritegna ed aggia sua vil segnoria;
ma quelli è da pregiare che d'un greve dannaggio si sa ben confortare; ed eo simil usaggio
terrò: del meo penare già non dispereraggio. Aggio visto mant'ore magn'omo e poderoso
cader basso e, coitoso, partir da gioco e d'ogne dilettanza; e visto aggi'om di core irato e consiroso
venir gaio, e gioioso in gioi poggiare e 'n tutta beninanza. Tale vista ed usato mi fa sperar d'avere
di ben loco ed istato: ch'eo non deggio temere (tanto sono avallato) di più basso cadere.
Conforto el meo coraggio, né ciò non ho, né tegno: ma a tal spera m'attegno, che mi fa far miracola e vertute.
Ché, quando più ira aggio o più doglia sostegno, ad un pensier m'avegno, lo qual m'allegra e stringe mie ferute:
così mi fa allegrare la gran gioia, ch'attende lo meo cor per amare; d'altra parte m'offende
ch'audii pover nomare chi in gran riccore intende.
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