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1235–1294

XVIII

Guittone d'Arezzo

Ora che la freddore desperde onne vil gente, e che falla e desmente gioia, canto ed amore,

ho di cantar voglienza per mantener piacenza, tutto che perta e danno e travaglio ed affanno

vegname d'onne parte; ma per forza sen parte. Quand'omo ha 'n suo piacere tempo, stagione e loco,

mester faceli poco isforzarse a valere; ma mester falli allora che nel contrar dimora,

per mantenersi a bene; e cento tanti tene pregio nochier, ch'a torto vento acquista bon porto.

S'eo per forza de core, contra de tutta noia, prendo e ritegno gioia e canto ora in favore

d'onne sconfortato omo, che conforti! e mir'como val meglio esser gaudente non avendo neente,

ch'aver lo secol totto dimorando a corrotto. Piangendo e sospirando non acquista l'om terra,

ma per forza di guerra saggiamente pugnando. E quello è da laudare che se sa confortare

là dov'altr'om sconforti; ma che prodezza porti sì che 'n bon stato torni, non che dorma e sogiorni.

Conforti ogn'omo e vaglia; ché per valor convene che di mal torni a bene e, s'è 'n basso, che saglia;

che 'n dannaggio om valente non fu mai lungiamente, perché non vol d'un danno far due, ma grande affanno

metter, como quell'ono torni per forza a bono. Perfetto om valoroso de' fuggir agio e poso;

e giorno e notte affanno seguir, cessando danno, e prender pregio e prode; e sì detto è l'om prode.

Ser Orlando da Chiuse, in cui già mai non pose perduta disconforto, se 'l tempo è stato torto,

par che dirizzi aguale; per che parrà chi vale.

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