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1235–1294

XLV

Guittone d'Arezzo

Omo saccente vero, la cui parola approva ogniunque saggio, sentina d'onni vizio l'ozio conta; e, per contraro, monta

d'onne vertute operazion e loco; und'eo laudo mistero, perché solo a valer punge coraggio, for cui lo più valente ozio aunta,

e per cui forte giunta inver valor om desvalente e poco. Como savere appare u' non misteri, ver cernendo da falso e ben da male?

E proezza che vale o' non contrar alcono? E pazienza o bono? Nulla è medicina, u' nullo è male,

e, sì, nullo è valore, ove null'ha u' provi; donque desii e trovi, chi valer vol, labore,

for cui pregi'e valore, più che villan, non ha già cavaleri. E voi, amico, a cui intendo faccia bisogno assalto d'onni parte, chere

vostro valor vedere, e che val sapienzia u' non è pazienzia, e vol d'onor de prode e de piacere

secondo el valimento de catun ben pagare. Piacciavi di forzare; e valor e talento,

non bon cominciamento, tornano a fin ch'apiacenti e a Dio piaccia.

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