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1235–1294

XLIV

Guittone d'Arezzo

Chi pote departire d'esto secol malvagio el suo talento, ahi, come grand'è lui bona ventura! Ché tutto e' de' fallire,

e quello che ci ha più di tenimento più tene in sé d'affanno e di rancura; e ciascun om per sé pote vedere che noia e despiacere

sosteneci più ch'agio o che piagenza; e non già mai potenza aver poria la lingua a divisare la noia e lo penare,

ma divisar la gioi leggera è cosa, poi vedemo che tutta a nòi reposa. Ma quei, che 'n Dio servire hanno locato loro intendimento,

son partuti d'affanno e da paura. Ben molti usan a dire ch'angosciosa e di grande increscimento sia quella vita che per lor si dura,

ma pare a me ched e' hon van parere, ché tanto de piacere grazia divina dona e loro agenza, ch'è lor di ciò guerenza,

e face lor parer gioia 'l penare; e lo dolze sperare, che 'l guiderdon del bon servir lor cosa, fa sempre star la lor vita gioiosa.

Già non hanno a fornire de secular misteri, unde tormento crudele e duro segue e ven tuttora, ché catuno a venire

se pena a ciò che paghi el suo talento, e con più ci ha d'aver, più ci ha rancura; ché non li pagheria el suo volere chi li desse 'n podere

lo mondo tutto a tutta sua piagenza: sempre averia voglienza, che lo faria languire e tormentare. Così già mai posare

non po la mente, tant'è tempestosa, da poi ch'è d'esto secol disiosa. Sempre hanno a possedere quelli che servon Dio più piacimento

e di travaglio meno e di bruttura; ma se quanto vedere po l'omo ad esto secol di tormento sostenesser servendo a fede pura,

sì fora mei più ch'eo non porea dire; che non serebbe avere quantunque ha d'esto secol di piagenza for la Dio benvoglienza;

perch'è cosa che poco ave a durare, e poi lo tormentare dura mai sempre, ché fallir non osa; né dei servi de Dio gioi dilettosa.

Donque pon ben vedire quelli che mondan hanno intendimento che troppo ha li 'n poder mala natura. Qui hanno a sostenere

poco molto di bene a gran tormento; apresso pon vedir s'hon aventura di perder quel riccor, lo cui valere non se poria mai dire,

e dura tutto tempo for fallenza. E là du' no guerenza poranno aver di sempre tormentare, li converrà regnare.

Ahi, Deo, como mi sembra fera cosa fuggir lo bene e fare al mal reposa! Ser Orlando da Chiusi, sì vi tene avere,

che non partite fior di sua piagenza: perch'agiate parvenza vi face el mondo e Dio sempre portare, e a ciascuno dare

sua parte e sua bastanza in onni cosa, perch'al piacer ben de ciascun vi posa.

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