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1235–1294

XLIII

Guittone d'Arezzo

Sovente vegio saggio, per lo qual meve pare, che pare – nulla cosa ad onor sia. Però l'ho ben per saggio

chi sovr'ogn'altra cosa lo cosa – sì in sé, ch'ello lì sia. E di tutto mio senno sì dimostro ed asenno

a chi volel audire per ragion del meo dire: perché sormonta onor tutt'altro bene; e qual è quella via

ch'a onore omo envia; e con si vol tenere e saver mantenere l'onore, poi che acquistato è tal bene.

Onore è quello frutto che de valore avene; avene – e adorna lo core e la vita. E già non ave frutto

cosa, ove non ha parte: disparte, – a tutto reo sta e fa vita. Ov'è ben suo soggiorno, e di notte e di giorno

tanta gioia v'apare, non poria venir pare d'alcuno loco; e cosa altra no regna, sì ben compi ed affini

tutti piaceri fini. Altro l'om non apporta quando morte il traporta; donque val meglio ch'emperi o che regna.

La via ch'a ciò l'om mena è prodezza ed ardire, e dire – e far, ch'ai boni amico sia; far di sé bella mena

con vita adorna e gente; e 'n gente – tutta usar ben cortesia; vivere sempre ad atti che la gente gli adatti;

bene amico ad amici de' stare; e a nemici bene nemico d'opera e de viso; e sia leale e largo

del suo poder a largo; e se alquanto isforza l'om de valer sua forza in tutte cose, ben è, sì com'eo viso.

Tener volese como la detta dolze via, ch'envia – l'omo a loco sì piacente? Di tal guisa, ch'omo

che sia valente e prode, sì prode, – como dea, si' a la gente. Donqua si vol, ch'affatto (e ciò è tutto fatto)

misura guidi e tegna ed a' freni si tegna e vaglia tanto quanto valer dia; ché da poi sì pare

a la gente, si pare che lo valore avegna unde venir s'avegna, per che ciascuno in suo tenor se dia.

Or mi convene fare del mantenere saggio, se saggio – son, per ben finar mio conto. Ma di sì grande affare

a ver bon porto adire, a dire – me converrebbe esser ben conto; ciò che neiente soe. Parlo siccome soe;

però non mi riprenda alcun omo, ma prenda e veggia avante più ch'eo non gli asenno. Chi vol mantener pregio

guardi ben che dispregio d'alcuna mala parte en lui non tegna parte: ciò è a far co la vertù del senno.

Al Novel Conte Guido, canzone mea, te guido perché 'n sua via ben regna, e ben de tutti regna:

serebbe degno di portar corona. Però non disisperi lo suo valor, ma speri, che tant'alto è, se Dio

mi doni onore, ch'io lo pens'anche segnor di qui a Corona. E poi da lui te parte, ed in ciascuna parte

briga per tutti regni. Ove tu credi regni omo d'onor, mostralite gente, e me' promette prode.

Tutto eo non sia prode, amo sovr'onni cosa quel che prod'omo cosa e vòi per cortesia siagli piacente.

Creda ciascun, ched io parlo d'onor con Dio, for cui onor ni prode non fu già, ni om prode.

Da lui è sol quant'om dir po bon sia. Però servendo, amando, facemo a lui dimando di quanto a noi pertene,

ché core prod'ei tene in dare a catun più ch'el non desia.

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