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1235–1294

XLII

Guittone d'Arezzo

Messer Petro da Massa legato, se di tal fusse e tanta autoritate, che lauda vi porgesse el meo laudare, e fusse sì de parte altra sennato,

che la cara di voi gran bonitate bene potesse in ragion sua pregiare, a vertà di ciò fare è ragion e mercé vostra e talento.

Ma come malvagio om picciulo e vile bono, magno e gentile pregiar po, ché suo pregiar è despregio e lo despregiar pregio?

E se bon fusse e grande e onrato omo con saver parvo, como in voi pregeria scienza e vertù magno? E si bon fusse e saggio a compimento,

anche, messer, spavento che voi, come saggia umil persona, non laude amiate alcona; perch'io, contra piacer, di ciò rimagno.

Come non dea voi già noioso dire lo vostro onrato car nobele onore, simel fedele amor che porto voi; ché non già stima degno el meo plagire

ad amico omo dir o a segnore quale e quanto onor bon ave loi, ma detti e fatti soi, quando conven, provar deggian quanto ama.

Ma io, messer, che parva aggio potenza e vile onne valenza, quant'aggio e quale in voi ver bono amore, non partuir po core:

tenelo in ventre e vol non poi guaimenta; ma si voi già talenta saver s'io v'amo, voi no me guardate. Valore è quello che core ad amar chiama,

prende, laccia e innama, e di quanto valore val, più piace; e amor più face piacere, quanto più ha podestate.

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