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1235–1294

XLI

Guittone d'Arezzo

Guido conte Novello, se om da pare ingiurie porta magne in pace, è manto; ma via più troppo, se da suo menore; e molto avante, ben de mal rendendo.

E dea tal mai chi prende ingiuriare, o non bono alcun fare a bono tanto? Villan troppo è maggio a chi maggiore no studiar molto a bon bon respondendo;

e quanto più de ben rendere male! E se da om omo anta e tale, da Dio più quant'ha? Quanto e' meglio è, maggio

laid'è laidir l'oltraggio. Dio donque, re dei rei, bon di bon quale? Voi tenuto maggio intra i maggiori e non più grande che discreto e retto,

meritando e grazendo ov'è non merto, serete solo in Dio donque indescreto? Tutte descrezion, tutti valori per vili, vani e per ontosi metto

de chi non bon lui, bono tanto esperto; e chi lui bono, e' ha bon quanto dea queto. Laido laidisce tutto e, più, bello. Guardate, mercé, donque a non laidire,

e gradite grazire le grazie e i piacer soi, almen quanto gli altroi; e, poi vol voi, mercé, non lui scifate.

Bono havi fatto e molto, e fa megli'ora, ché lo migliore in bono de bono amore v'ha sementato in core. Mercé, ben lo coltate,

ma se non lo locate, tanti averà contrari, temo mora.

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