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1235–1294

XIX

Guittone d'Arezzo

Ahi lasso! or è stagion de doler tanto a ciascun om che ben ama ragione, ch'eo meraviglio u' trova guerigione, che morto no l'ha già corrotto e pianto,

vedendo l'alta Fior sempre granata e l'onorato antico uso romano, ca certo pere; crudel forte e villano, s'avaccio ella no è ricoverata!

Ché l'onorata sua ricca grandezza e 'l pregio quasi è già tutto perito, e lo valor e 'l poder si desvia, Ohi lasso! or quale dia

fu mai tanto crudel dannaggio audito? Deo, com'hailo sofrito deritto pera e torto entri 'n altezza? Altezza tanta en la sfiorata Fiore

fo, mentre ver se stessa era leale, che riteneva modo imperiale, acquistando per suo alto valore provincie, terre, presso e lunge, mante;

e sembrava che far volesse impero, sì como Roma già fece; e leggero li era, ch'alcun no i potea star avante. E ciò li stava ben certo a ragione,

ché non se depenava a suo pro tanto, como per ritener giustizia e poso; e por folli amoroso de fare ciò, si trasse avante tanto,

ch'al mondo no è canto, u' non sonasse il pregio del Leone. Leone, lasso! , or no è; ch'eo li veo tratto l'onghie e li denti e lo valore

e 'l gran lignaggio suo mort'a dolore, ed en crudel pregion miso a gran reo. E ciò li ha fatto chi? Quelli che sono de la schiatta gentil sua stratti e nati,

che fun per lui cresciuti e avanzati sovra tutti altri e collocati a bono; e per la grande altezza ove li mise ennantir sì, che 'l piagar quasi a morte.

Ma Deo di guerigion feceli dono, ed el fe lor perdono, e anche el refedier poi, ma fu forte e perdonò lor morte;

or hanno lui e soie membre conquise. Conquis'è l'alto comun fiorentino, e col senese in tal modo ha cangiato, che tutta l'onta e 'l danno, che dato

li ha sempre, como sa ciascun latino, li rende e tolle il pro e l'onor tutto. Ché Montalcino ave abattuto a forza, Montepulciano miso en sua forza,

e de Maremma ha la cervia e lo frutto, Sangimignan, Pogibonize e Colle e Volterra e 'l paese a suo tene, e la campana e le 'nsegne e li arnesi

e li onor tutti presi ave con ciò che seco avea di bene; e tutto ciò li avene per quella schiatta, che più ch'altra è folle.

Foll'è chi fugge il suo prode e cher danno e l'onor suo fa che vergogna i torna; e di bona libertà, ove soggiorna a gran piacer, s'aduce a suo gran danno

sotto segnoria fella e malvagia, e suo segnor fa suo grande nemico. A voi, che siete ora in Fiorenza, dico che ciò ch'è divenuto par v'adagia;

e poi li Alamanni in casa avete, servitei bene e fate vo mostrare le spade lor, con che v'han fesso i visi, e padri e figli aucisi;

e piaceme che lor degiate dare, perch'ebbero en ciò fare fatica assai, de vostre gran monete. Monete mante e gran gioi presentate

ai Conti e a li Uberti e a li altri tutti, ch'a tanto grande onor v'hanno condutti, che miso v'hanno Sena in potestate. Pistoia e Colle e Volterra fann'ora

guardar vostre castella a loro spese; e 'l Conte Rosso ha Maremma e 'l paese; Montalcin sta sicur senza le mura; de Ripafratta teme ora 'l Pisano;

e 'l Perogin che 'l lago no i tolliate; e Roma vol con voi far compagnia. Onore e segnoria or dunque par e che ben tutto abbiate;

ciò che disiavate potete far, cioè re del Toscano. Baron lombardi e romani e pugliesi e tosci e romagnuoli e marchigiani,

Fiorenza, fior che sempre rinovella, a sua corte v'apella; che fare vol de sé re dei toscani, da poi che li Alamanni

ave conquiso per forza e i senesi.

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