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1235–1294

CXLV

Guittone d'Arezzo

Sì come no a corpo è malattia disorrata né ria, inver di lebbra, non a spirto è nente ontosa e perigliosa appo eresia;

e quanto spirto è via maggio di corpo, mal fa malamente. Per che nulla prod omo orrato sia fuggir mai più né pria,

che lui non tocchi error pregio né mente. Ahi, che gente gent'om mi sembra stia, che puro, fedel, bon sia, se tutto pecca e corre a mal sovente.

Valent'om dea l'altrui vizio celare e la vertù laudare; e spezialmente po greve scudieri despregiar cavaleri,

né cavaler baron, né baron ree, se tutto 'n vizio alcun sentelo stare. Come donque biasmare pote degno Dio alcun misteri,

rio n'avendo pensieri, u solacciando, u' laidir poss'om fee?

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