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1883–1916

V

Guido Gozzano

Primavera per me non è la donna botticelliana dell'Allegoria. Primavera è per me questa farfalla fatta di grazia e di fragilità!

Oggi, lungo il sentiero solatìo dove sosta la lepre alle vedette, un orecchio diritto e l'altro floscio, tra il grano verdazzurro, lungo il rivo

costellato di primule e d'anemoni, tra il biancospino che fiorisce appena, ho rivista l'Antòcari volare e il cuore mi sobbalza nell'attesa

senza nome che tutte in me resuscita le primavere dell'adolescenza... Ma primavera non è giunta ancora. È la quinta stagione. Un chiaro Marzo

canavesano, inverno già non più, non primavera ancora. È l'anno vecchio tinto a verde d'Enrico l'amarissimo. Se cantano le allodole perdute

nella profonda cavità dei cieli, non s'odono le rondini garrire; lasciano appena il Delta o la Gran Sirte o riposano a Cipro o viaggiano

sul cordame d'un legno tunisino... Ma l'Antòcari vola e il cuore esulta! È la farfalla delle novità, la messaggiera della Primavera,

la grazia mite, l'anima del Marzo, essa avviva la linfa nelle scorze, il brusio, il ronzio, lo stridio, risuscita l'incognito indistinto.

Oh! Messaggiera della Primavera! La Terra attende. Il cielo che riempie il frastaglio dei rami e delle roccie sembra intagliato nel cristallo terso;

il profilo dell'Alpi è puro argento; pallido è il verde primo, il pioppo è brullo, la quercia ancor non abbandona il fulvo stridulo manto che sfidò l'inverno;

allieta lo squallore la pannocchia pendula verdechiara del nocciòlo, la nubecola timida del mandorlo; tepido è il sole, ma la neve intatta

sta nelle forre squallide, a bacìo. La Primavera non è giunta ancora, ma l'Antòcari vola e il cuore esulta! La messaggiera della Primavera

è timida, sfuggevole alle dita, cosciente di sua fragilità; quasi non vola, s'abbandona al vento e visita la primula e l'anemone,

la pervinca, il galanto, il bucaneve; il vento marzolino fa tremare petali ed ali dello stesso tremito e l'occhio mal discerne la farfalla:

l'ali minori, marezzate in verde, chiudono come un calice l'insetto. Insetti e fiori: mimi scaltri, come v'accordaste nei tempi delle origini?

Le pagine di pietra dissepolte attestano che i fiori precedettero gl'insetti sulla Terra: fu l'anemone che alla farfalla ragionò così:

Sorella senza stelo, come sei fragile d'ali e debole di volo! Salvati dal ramarro e dalla passera: rivestiti di me, tingiti in verde

ai lati, in bianco a mezzo, in fulvo a sommo, e con l'antenne simula i pistilli! E il fior primaverile alla farfalla primaverile diede i suoi colori:

dolce alleato nella vita breve... E la caduca musa marzolina sa che deve sparire con l'anemone, sparire prima della Primavera...

Visita i fiori, intepidisce il regno per le grandi farfalle che verranno, poi, giunta al varco della vita breve, congeda il Marzo, volgesi all'Aprile:

Aprile! Marzo andò: tu puoi venire!...

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