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1883–1916

V

Guido Gozzano

Ozi beati a mezzo la giornata, nel parco dei Marchesi, ove la traccia restava appena dell'età passata! Le Stagioni camuse e senza braccia,

fra mucchi di letame e di vinaccia, dominavano i porri e l'insalata. L'insalata, i legumi produttivi deridevano il busso delle aiole;

volavano le pieridi nel sole e le cetonie e i bombi fuggitivi... Io ti parlavo, piano, e tu cucivi innebriata dalle mie parole.

«Tutto mi spiace che mi piacque innanzi! Ah! Rimanere qui, sempre, al suo fianco, terminare la vita che m'avanzi tra questo verde e questo lino bianco!

Se Lei sapesse come sono stanco delle donne rifatte sui romanzi! Vennero donne con proteso il cuore: ognuna dileguò, senza vestigio.

Lei sola, forse, il freddo sognatore educherebbe al tenero prodigio: mai non comparve sul mio cielo grigio quell'aurora che dicono: l'Amore...»

Tu mi fissavi... Nei begli occhi fissi leggevo uno sgomento indefinito; le mani ti cercai, sopra il cucito, e te le strinsi lungamente, e dissi:

«Mia cara Signorina, se guarissi ancora, mi vorrebbe per marito?» «Perchè mi fa tali discorsi vani? Sposare, Lei, me brutta e poveretta!...»

E ti piegasti sulla tua panchetta facendo al viso coppa delle mani, simulando singhiozzi acuti strani per celia, come fa la scolaretta.

Ma, nel chinarmi su di te, m'accorsi che sussultavi come chi singhiozza veramente, nè sa più ricomporsi: mi parve udire la tua voce mozza

da gli ultimi singulti nella strozza: «Non mi ten...ga mai più... tali dis...corsi!» «Piange?» E tentai di sollevarti il viso inutilmente. Poi, colto un fuscello,

ti vellicai l'orecchio, il collo snello... Già tutta luminosa nel sorriso ti sollevasti vinta d'improvviso, trillando un trillo gaio di fringuello.

Donna: mistero senza fine bello!

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