Nel mio giardino triste ulula il vento, cade l'acquata a rade goccie, poscia più precipite giù crepita scroscia a fili interminabili d'argento...
Guardo la Terra abbeverata e sento ad ora ad ora un fremito d'angoscia... Soffro la pena di colui che sa la sua tristezza vana e senza mete;
l'acqua tessuta dall'immensità chiude il mio sogno come in una rete, e non so quali voci esili inquete sorgano dalla mia perplessità.
« — La tua perplessità mediti l'ale verso meta più vasta e più remota! È tempo che una fede alta ti scuota, ti levi sopra te, nell'Ideale!
Guarda gli amici. Ognun palpita quale demagogo, credente, patriota... Guarda gli amici. Ognuno già ripose la varia fede nelle varie scuole.
Tu non credi e sogghigni. Or quali cose darai per meta all'anima che duole? La Patria? Dio? l'Umanità? Parole che i retori t'han fatto nauseose!...
Lotte brutali d'appetiti avversi dove l'anima putre e non s'appaga... Chiedi al responso dell'antica maga la sola verità buona a sapersi;
la Natura! Poter chiudere in versi i misteri che svela a chi l'indaga!» Ah! La Natura non è sorda e muta; se interrogo il lichène ed il macigno
essa parla del suo fine benigno... Nata di sè medesima, assoluta, unica verità non convenuta, dinnanzi a lei s'arresta il mio sogghigno.
Essa conforta di speranze buone la giovinezza mia squallida e sola; e l'achenio del cardo che s'invola, la selce, l'orbettino, il macaone,
sono tutti per me come personæ, hanno tutti per me qualche parola... Il cuore che ascoltò, più non s'acqueta in visioni pallide fugaci,
per altre fonti va, per altra meta... O mia Musa dolcissima che taci allo stridìo dei facili seguaci, con altra voce tornerò poeta! —
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