Sostammo accanto a un prato e la Signora, china,
baciò la Signorina, ridendo nel commiato.
«Bada che aspetterò, che aspetteremo te;
si prende un po' di the, si cicaleccia un po'...»
«Verrò, Signora; grazie!» Dalle mie mani, in fretta,
tolse la bicicletta. E non mi disse grazie.
Non mi parlò. D'un balzo salì, prese l'avvio;
la macchina il fruscìo ebbe d'un piede scalzo,
d'un batter d'ali ignote, come seguita a lato
da un non so che d'alato volgente con le rote.
Restammo alle sue spalle. La strada come un nastro
sottile d'alabastro, scendeva nella valle.
«Signora!... Arrivederla!...» gridò di lungi, ai venti.
Di lungi ebbero i denti un balenio di perla.
Tra la verzura folta disparve, apparve ancora.
Ancor s'udì: «... Signora!...» E fu l'ultima volta.
Grazia è scomparsa. Vola — dove? — la bicicletta...
«Amica, e non m'ha detta una parola sola!»
«Te ne duole?» — «Chi sa!» — «Fu taciturna, amore,
per te, come il Dolore...» — «O la Felicità...»