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1883–1916

IV

Guido Gozzano

Tra le gioie defunte e i disinganni, dopo vent'anni, oggi si ravviva il tuo sorriso... Dove sei cattiva Signorina? Sei viva? Come inganni

(meglio per te non essere più viva!) la discesa terribile degli anni? Oimè! Da che non giova il tuo belletto e il cosmetico già fa mala prova

l'ultimo amante disertò l'alcova... Uno, sol uno: il piccolo folletto che donasti d'un bacio e d'un confetto, dopo vent'anni, oggi, ti ritrova

in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo! Da quel mattino dell'infanzia pura forse ho amato te sola, o creatura! Forse ho amato te sola! E ti richiamo!

Se leggi questi versi di richiamo ritorna a chi t'aspetta, o creatura! Vieni. Che importa se non sei più quella che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno,

o vestita di tempo! Oggi ho bisogno del tuo passato! Ti rifarò bella come Carlotta, come Graziella, come tutte le donne del mio sogno!

Il mio sogno è nutrito d'abbandono, di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono

state... Vedo la casa, ecco le rose del bel giardino di vent'anni or sono! Oltre le sbarre il tuo giardino intatto fra gli eucalipti liguri si spazia...

Vieni! T'accoglierà l'anima sazia. Fa ch'io riveda il tuo volto disfatto; ti bacierò: rifiorirà, nell'atto, sulla tua bocca l'ultima tua grazia.

Vieni! Sarà come se a me, per mano, tu riportassi me stesso d'allora. Il bimbo parlerà con la Signora. Risorgeremo dal tempo lontano.

Vieni! Sarà come se a te, per mano, io riportassi te, giovine ancora.

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