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1883–1916

III

Guido Gozzano

Sei quasi brutta, priva di lusinga nelle tue vesti quasi campagnole, ma la tua faccia buona e casalinga, ma i bei capelli di color di sole,

attorti in minutissime trecciuole, ti fanno un tipo di beltà fiamminga... E rivedo la tua bocca vermiglia così larga nel ridere e nel bere,

e il volto quadro, senza sopracciglia, tutto sparso d'efelidi leggiere e gli occhi fermi, l'iridi sincere azzurre d'un azzurro di stoviglia...

Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi rideva una blandizie femminina. Tu civettavi con sottili schermi, tu volevi piacermi, Signorina:

e più d'ogni conquista cittadina mi lusingò quel tuo voler piacermi! Ogni giorno salivo alla tua volta pel soleggiato ripido sentiero.

Il farmacista non pensò davvero un'amicizia così bene accolta, quando ti presentò la prima volta l'ignoto villeggiante forestiero.

Talora — già la mensa era imbandita — mi trattenevi a cena. Era una cena d'altri tempi, col gatto e la falena e la stoviglia semplice e fiorita

e il commento dei cibi e Maddalena decrepita, e la siesta e la partita... Per la partita, verso ventun'ore giungeva tutto l'inclito collegio

politico locale: il molto Regio Notaio, il signor Sindaco, il Dottore; ma — poichè trasognato giocatore — quei signori m'avevano in dispregio...

M'era più dolce starmene in cucina tra le stoviglie a vividi colori: tu tacevi, tacevo, Signorina: godevo quel silenzio e quegli odori

tanto tanto per me consolatori, di basilico d'aglio di cedrina... Maddalena con sordo brontolio disponeva gli arredi ben detersi,

rigovernava lentamente ed io, già smarrito nei sogni più diversi, accordavo le sillabe dei versi sul ritmo eguale dell'acciotolio.

Sotto l'immensa cappa del camino (in me rivive l'anima d'un cuoco forse...) godevo il sibilo del fuoco; la canzone d'un grillo canterino

mi diceva parole, a poco a poco, e vedevo Pinocchio, e il mio destino... Vedevo questa vita che m'avanza: chiudevo gli occhi nei presagi grevi;

aprivo gli occhi: tu mi sorridevi, ed ecco rifioriva la speranza! Giungevano le risa, i motti brevi dei giocatori, da quell'altra stanza.

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