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1883–1916

III

Guido Gozzano

Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto, mio cuore, bambino che è tanto felice d'esistere al mondo, mio cuore dubito forte — ma per te solo m'accora — che venga quella Signora dall'uomo detta la Morte.

(Dall'uomo: chè l'acqua la pietra l'erba l'insetto l'aedo le danno un nome, che, credo, esprima una cosa non tetra). È una Signora vestita di nulla e che non ha forma. Protende su tutto le dita, e tutto che tocca trasforma.

Tu senti un benessere come un incubo senza dolori; ti svegli mutato di fuori, nel volto nel pelo nel nome. Ti svegli dagl'incubi innocui, diverso ti senti, lontano; nè più ti ricordi i colloqui tenuti con guidogozzano.

Or taci nel petto corroso, mio cuore! Io resto al supplizio, sereno come uno sposo e placido come un novizio.

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