— “O Poeta, la tua mamma
che ti diede vita e latte,
che le guancie s'è disfatte
nel cantarti ninna–nanna,
— odi, anco se t'annoia! —
lei che t'ebbe come un sole,
che t'apprese le parole
che ora sono la tua gioia,
la tua mamma in sulla porta
fu trovata sola e morta!
Sola e morta chi sa come
singhiozzando nel tuo nome...
Vieni a piangere la cara,
prima che altri le ritocchi
giù le palpebre sugli occhi
e la metta nella bara.
Son le donne già raccolte
là, nell'opera funesta:
ma tu chiamala tre volte
s'ella vuol che tu la vesta”.
— “Che mi dici, che mi dici,
che mi parli tu di lutto?
Non intendo ciò che dici
quando parlo con il Tutto.
Forse che lamentatrici
non ci sono a lamentare?
Forse che becchini e preti
non ci sono a sotterrare?
E la fate lamentare
e la fate sotterrare:
ma lasciatemi sognare,
ma lasciatemi sognare!
Ma lasciatemi sognare!”