I fratellini alla sala quest'oggi non possono accedere che cauti (hanno tolte le federe ai mobili. È giorno di gala). Ma quelli v'irrompono in frotta. È giunta, è giunta in vacanza la grande sorella Speranza con la compagna Carlotta!
Ha diciassett'anni la Nonna! Carlotta quasi lo stesso: da poco hanno avuto il permesso d'aggiungere un cerchio alla gonna il cerchio ampissimo increspa la gonna a rose turchine. Più snella da la crinoline emerge la vita di vespa.
Entrambe hanno un scialle ad arancie a fiori a uccelli a ghirlande; divisi i capelli in due bande scendenti a mezzo le guancie. Han fatto l'esame più egregio di tutta la classe. Che affanno passato terribile! Hanno lasciato per sempre il collegio.
Silenzio, bambini! Le amiche — bambini, fate pian piano! — le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche. Motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto di Arcangelo del Leùto e d'Alessandro Scarlatti.
Innamorati dispersi, gementi il core e l'augello, languori del Giordanello in dolci bruttissimi versi: ...caro mio ben credimi almen!
senza di te languisce il cor! Il tuo fedel sospira ognor,
cessa crudel tanto rigor! Carlotta canta. Speranza suona. Dolce e fiorita si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita.
O musica! Lieve sussurro! E già nell'animo ascoso d'ognuna sorride lo sposo promesso: il Principe Azzurro, lo sposo dei sogni sognati... O margherite in collegio sfogliate per sortilegio sui teneri versi del Prati!
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