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1883–1916

II

Guido Gozzano

Totò ha venticinque anni, tempra sdegnosa, molta cultura e gusto in opere d'inchiostro, scarso cervello, scarsa morale, spaventosa chiaroveggenza: è il vero figlio del tempo nostro.

Non ricco, giunta l'ora di «vender parolette» (il suo Petrarca!...) e farsi baratto o gazzettiere, Totò scelse l'esilio. E in libertà riflette ai suoi trascorsi che sarà bello tacere.

Non è cattivo. Manda soccorso di danaro al povero, all'amico un cesto di primizie; non è cattivo. A lui ricorre lo scolaro pel tema, l'emigrante per le commendatizie.

Gelido, consapevole di sè e dei suoi torti, non è cattivo. È il buono che derideva il Nietzsche: «...in verità derido l'inetto che si dice buono, perchè non ha l'ugne abbastanza forti...»

Dopo lo studio grave, scende in giardino, gioca coi suoi dolci compagni sull'erba che l'invita; i suoi compagni sono: una ghiandaia rôca, un micio, una bertuccia che ha nome Makakita...

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