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1883–1916

II

Guido Gozzano

Quel tuo buon padre — in fama d'usuraio — quasi bifolco, m'accoglieva senza inquietarsi della mia frequenza, mi parlava dell'uve e del massaio,

mi confidava certo antico guaio notarile, con somma deferenza. «Senta, avvocato...» E mi traeva inqueto nel salone, talvolta, con un atto

che leggeva lentissimo, in segreto. Io l'ascoltavo docile, distratto da quell'odor d'inchiostro putrefatto, da quel disegno strano del tappeto,

da quel salone buio e troppo vasto... «...la Marchesa fuggì... Le spese cieche...» da quel parato a ghirlandette, a greche... «dell'ottocento e dieci, ma il catasto...»

da quel tic–tac dell'orologio guasto... «...l'ipotecario è morto, e l'ipoteche...» Capiva poi che non capivo niente e sbigottiva: «Ma l'ipotecario

è morto, è morto!!...» — «E se l'ipotecario è morto, allora...» Fortunatamente tu comparivi tutta sorridente: «Ecco il nostro malato immaginario!»

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