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1883–1916

II

Guido Gozzano

«È come un sonno blando, un ben senza tripudio; leggo lavoro studio ozio filosofando...

La mia vita è soave oggi, senza perchè; levata s'è da me non so qual cosa grave...»

«Il Desiderio! Amico, il Desiderio ucciso vi dà questo sorriso calmo di saggio antico...

Ah! Voi beato! Io nel mio sogno errabondo soffro di tutto il mondo vasto che non è mio!

Ancor sogno un'aurora che gli occhi miei non videro; desidero, desidero terribilmente ancora!...»

Guardava i libri, i fiori, la mia stanza modesta: «È la tua stanza questa? Dov'è che tu lavori?»

«Là, nel laboratorio delle mie poche fedi...» Passammo tra gli arredi di quel mondo illusorio.

Frusciò nella cornice severa la sottana, passò quella mondana grazia profanatrice...

«E questi sali gialli in questo vetro nero?» «Medito un gran mistero: l'amore dei cristalli».

«Amano?!...» — «A certi segni pare. Già i saggi chini cancellano i confini, uniscono i Tre Regni.

Nel disco della lente s'apre l'ignoto abisso, già sotto l'occhio fisso la pietra vive, sente...

Cadono i dogmi e l'uso della Materia. In tutto regna l'Essenza, in tutto lo Spirito è diffuso...»

Mi stava ad ascoltare con le due mani al mento maschio, lo sguardo intento tra il vasto arco cigliare,

così svelta di forme nella guaina rosa, la nera chioma ondosa chiusa nel casco enorme.

«Ed in quell'urna appesa con quella fitta rete?» «Dormono cento quete crisalidi in attesa...»

«Fammi vedere... Oh! Strane! Son d'oro come bei pendenti... Ed io vorrei foggiarmene collane!

Gemme di stile egizio sembrano...» — «O gnomi od anche mute regine stanche sopite in malefizio...»

«Le segui per vedere lor fasi e lor costume?» «Sì, medito un volume su queste prigioniere.

Le seguo d'ora in ora con pazienza estrema; dirò su questo tema cose non dette ancora».

Chini su quelle vite misteriose e belle, ragionavamo delle crisalidi sopite.

Ma come una sua ciocca mi vellicò sul viso, mi volsi d'improvviso e le baciai la bocca.

Sentii l'urtare sordo del cuore, e nei capelli le gemme degli anelli, l'ebbrezza del ricordo...

Vidi le nari fini, riseppi le sagaci labbra e commista ai baci l'asprezza dei canini,

e quel s'abbandonare, quel sogguardare blando, simile a chi sognando desidera sognare...

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