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1883–1916

II

Guido Gozzano

Adolescente l'una nelle gonnelle corte, eppur già donna: forte bella vivace bruna e balda nel solino dritto, nella cravatta, la gran chioma disfatta nel tocco da fantino.

Ed io godevo, senza parlare, con l'aroma degli abeti l'aroma di quell'adolescenza. — O via della salute, o vergine apparita, o via tutta fiorita di gioie non mietute,

forse la buona via saresti al mio passaggio, un dolce beveraggio alla malinconia! O bimba nelle palme tu chiudi la mia sorte; discendere alla Morte come per rive calme,

discendere al Niente pel mio sentiero umano, ma avere te per mano, o dolcesorridente! — Così dicevo senza parola. E l'altra intanto vedevo: triste accanto a quell'adolescenza!

Da troppo tempo bella, non più bella tra poco colei che vide al gioco la bimba Graziella. Belli i belli occhi strani della bellezza ancora d'un fiore che disfiora, e non avrà domani.

Sotto l'aperto cielo, presso l'adolescente come terribilmente m'apparve lo sfacelo! Nulla fu più sinistro che la bocca vermiglia troppo, le tinte ciglia e l'opera del bistro

intorno all'occhio stanco, la piega di quei labri, l'inganno dei cinabri sul volto troppo bianco, gli accesi dal veleno biondissimi capelli: in altro tempo belli d'un bel biondo sereno.

Da troppo tempo bella, non più bella tra poco, colei che vide al gioco la bimba Graziella! — O mio cuore che valse la luce mattutina raggiante sulla china tutte le strade false?

Cuore che non fioristi, è vano che t'affretti verso miraggi schietti in orti meno tristi; tu senti che non giova all'uomo soffermarsi, gettare i sogni sparsi, per una vita nuova.

Discenderai al Niente pel tuo sentiere umano e non avrai per mano la dolcesorridente, ma l'altro beveraggio avrai fino alla morte: il tempo è già più forte di tutto il tuo coraggio. —

Queste pensavo cose, guidando nell'ascesa la bicicletta accesa d'un gran mazzo di rose.

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