Con la Mamma vicina e il cuore in pace,
s'aggira, canticchiando un melodramma;
sospira un po'... Ravviva dalla brace
il guizzo allegro della buona fiamma...
Canticchia. E tace con la cara Mamma;
la cara Mamma sa quel che si tace.
Egli s'aggira. Toglie di sul piano–
forte un ritratto: «Quest'effigie!... Mia?...»
E fissa a lungo la fotografia
di quel sè stesso già così lontano:
«Sì, mi ricordo... Frivolo... mondano...
vent'anni appena... Che malinconia!...
Mah! Come l'io trascorso è buffo e pazzo!
Mah!...» — «Che sospiri amari! Che rammenti?»
«Penso, mammina, che avrò tosto venti
cinqu'anni! Invecchio! E ancora mi sollazzo
coi versi! È tempo d'essere il ragazzo
più serio, che vagheggiano i parenti.
Dilegua il sogno d'arte che m'accese;
risano a poco a poco, anche di questo!
Lungi dai letterati che detesto,
tra saggie cure e temperate spese,
sia la mia vita piccola e borghese:
c'è in me la stoffa del borghese onesto...»
Sogghigna un po'! Ricolloca sul piano–
forte il ritratto «...Quest'effigie! Mia?...»
E fissa a lungo la fotografia
di quel sè stesso già così lontano.
«Un po' malato... frivolo... mondano...
Sì, mi ricordo... Che malinconia!...»