«Chiesi di voi: nessuno
sa l'eremo profondo
di questo morto al mondo:
Son giunta! V'importuno?»
«No!... Sono un po' smarrito
per vanità: non oso
dirvi: Son vergognoso
del mio rude vestito.
Trovate il buon compagno
molto mutato, molto
rozzo, barbuto, incolto,
in giubba di fustagno!...»
«Oh! Guido! Tra di noi!
Pel mio dolce passato,
in giubba o in isparato
Voi siete sempre Voi...»
Muta, come chi pensa
casi remoti e vani,
mi strinse le due mani
con tenerezza immensa.
E in quella famigliare
mitezza di sorella
forse intravidi quella
che avrei potuto amare.